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L.A.R.I.F.U.S.- A.C.M.E.O.M.E - Libera Alleanza dei Riformatori Interessati al Federalismo Unicamente Svizzero Attuato nel Contesto (preferenziale) di Monarchie Elettive O Monarchie Ereditarie

DAL FEDERALISMO CANTONALE ELVETICO AL PANFEDERALISMO DELLA RAPPRESENTANZA DIRETTA

IL PASSAGGIO DALLA DEMOCRAZIA DI MASSA ALLA POLIARCHIA UNITARIA ALLEATIVA

La fase storica che stiamo vivendo delinea l' inesorabile affermazione politica ed economica della Cina e il progressivo speculare tramonto dell'egemonia Nord-Americana.
In un contesto mondiale nuovo ma nuovamente bipolare l'intera area continentale europea ha come suo unico futuro politico, economico e civile il perseguimento di una superintegralità storico-identitaria della sua fisionomia evolutiva culturale e spirituale ordunque necessita di un potenziamento delle sue radici politiche migliori. Una premessa per questo percorso riedeficatore passa per una interconnessione delle nazionalità singole nel contesto di un organismo sovranazionale: un Superstato Europeo realizzabile con l'adozione del Federalismo storicamente e fattulamente più avanzato: quello intrinseco al Sistema Costituzionale Confederale Svizzero.
L.A.R.I.F.U.S.- A.C.M.E.O.M.E - Libera Alleanza dei Riformatori Interessati al Federalismo Unicamente Svizzero Attuato nel Contesto preferenziale di Monarchie Elettive e Monarchie Ereditarie (il trattino indica la prevalenza del messaggio valoriale confederativo) - desidera trasmettere tramite spazi acquistati nei massmedia questa consapevolezza metastorica di alcuni spiriti illuminati all'ecumene italiano ed europico.
Sostieni la nostra campagna mediatica attraverso l'effettuazione del televoto.
Chiama pertanto il e esprimi il tuo assentimento o la tua opposizione alla trasformazione dell' Unione Europea in una Grande confederazione Europea di Stati Liberi sul modello della Confederazione Elvetica.

Negli spazi che seguono troverà una copia scaricabile della Costituzione della Confederazione Svizzera.
La Costituzione parla da sola..e definisce la libertà di ogni membro statuale del patto di confederazione e la rinuncia VOLONTARIA ad aspetti utilmente condivisi della sua individuale autonoma decisionalità.
Ci vogliamo soffermare sulla costituzione ricordando come l'Unione Europea non possieda nemmeno l'ombra di una qualche Carta Costituzionale essendo i suoi membri legati solo da un Trattato che sancisce e rivela la sua incompiutezza come forma superstatuale.
Contrariamente ad altre iniziative presenti nella rete non vogliamo dilungarci in una dettagliata e prolissa trattazione dei vantaggi di una costituzione confederale ispirata ai principi generali fissati così adeguatamente e concisamente dal testo costituzionale elvetico ma soltanto sollecitare la Sua attenzione in direzione della tutela reale dei Suoi Interessi e Diritti in quanto individuo coinvolto e travolto da un dettato e un assetto politico, economico e amministrativo inorganico, innaturale, privo di ogni equilibrio concettuale pratico e che non garantisce la difesa della sua Libera Proprietà Collettiva id est la Sua Patria - Italia, Francia , Germania etc. - e la Sua Grande Patria: l'Europa.

Vogliamo solo definire i seguenti punti: per un territorio storicamente e geograficamente così complesso bisogna riprodurre l'assetto che legherà ogni singolo stato cantonale a tutti gli altri all'interno dei suoi confini nell'intento di realizzare una Grande Confederazione di Confederazioni.

Questo assetto DEVE implicare nelle regole pattuali la possibilità di una secessione "gratuita" di ogni suo stato membro per sottolineare il carattere consensuale libero dell' Unione ivi comprese le realtà cantonali della singola Confederazione Nazionale ad. es. la Toscana in Italia.

Il disegno riformatore che proponiamo è fondato sul Confederalismo Integrale Elvetico che costituisce l'essenza a denominazione d'origine controllata e garantita della migliore forma di federalismo mai attuata nella storia civile del continente europeo e nel mondo.
Le forze che hanno sostenuto la nascita dell' Unione Europea vogliono imporre una versione annacquata, dirigistica e tecnocratica di Federalismo: quello prodottosi sul suolo degli Stati Uniti d'America nella cui denominazione non compare, e non a caso, affatto la parola Federale ma compare guarda caso la parola "Uniti"!
Il vero federalismo non produce né unione territoriale intesa come assimilazione né unificazione di genti etnicamente simili o dissimili ma "unizione" spirituale e civile di popoli etnicamente dissimili ma interiormente simili come sono gli Svizzeri Italiani, gli Svizzeri Romanci, gli Svizzeri Francesi, gli Svizzeri Tedeschi in merito a concetti PRATICI come la libertà, indipendenza e sovranità nazionale.



Siamo in quanto monarchici ragionevoli e razionali interessati che ogni stato conservi la sua fisionomia costituzionale ed istituzionale pertanto non auspichiamo un'appiattimento delle repubbliche sulle monarchie e viceversa..questo costituirebbe una violazione della modalità "libertaria" del patto di alleanza tra gli stati membri della Confederazione e la loro accessione libera alla statualità composita. E' però saggia la considerazione che fenomeni di distacco del singolo cantone dalla madrepatria, dalla sua storica matrice possono essere evitati da una fortificazione dei legami garantiti da una storicità comune dei contesti regionali interessati che trova la sua garanzia ed enfatizzazione eufonica nell'isituzione monarchica sia questa elettiva o ereditaria.
Laddove come in Finlandia non è mai esistita una monarchia ereditaria un monarchismo elettivo può svolgere una funzione di migliore organizzazione ed ulteriore supporto nel suo futuro sviluppo del patrimonio spirituale e civile finnico.
Le nazioni non sono coaguli di sangue animale in uno stato trofico soddisfacente o meno ma Storie collettive Viventi ed identitarie e come tali vanno aiutate a conservare i loro "connotati spirituali speciali" e quindi entità evolute ed evolutive fino ad un certo dato grado nell'oceano delle possibilità espressive realizzabili nel quadro del presente ed umano stato di esistenza.

Lo ribadiamo in modo categorico: l'unico sistema che realizza in modo definito e definitivo, progredito e progressivo il Federalismo è quello elvetico in quanto Confederalismo. Esistono nazioni che si proclamano federaliste ma nelle quali il principio ESSENZIALE: l'Autogoverno Delle Genti non è mai compiutamente realizzato.
In quanto Monarchici siamo orgogliosi che la libertà conquistata dagli Svizzeri sia stata anche possibile con l'Alleanza decisiva tra il Popolo Svizzero e la sua Classe Nobiliare. Questa ha saputo scegliere tra l'obbedienza ceca ed egoistica all' Impero la libertà per sé e i propri compatrioti mettendo a disposizione le sue essenziali qualità e capacità marziali e belliche per l'interesse comune dei popoli elvetici.
La futura Carta costituzionale dovrà in tal senso essere un 'esatta e fedele riproposizione degli intenti imperativi ma "libertari" espressi nel dettato costituzionale elvetico.


Una considerazione di fondo è però necessaria: il federalismo Elvetico ha nel corso della sua storia presentato connotazioni di volta in volta e di condizione in condizione territoriale e culturale-politica differenti infatti per secoli conosce un'alleanza di realtà cantonali policamente eterogenee; alcuni cantoni essendo veri e propri principati, altri repubbliche democratiche altri ancora repubbliche aristocratiche.
Solo dopo la guerra civile del 1847 si definisce distintamente, inesorabilmente e irreversibilmente una Confederazione a carattere unicamente democratico-repubblicano.
Questo aspetto del federalismo in quanto tale , cioè prescindendo dal fatto che sia aristocratico o democratico, di creare e mantenere un'alleanza tra sistemi così differenziati tra di loro è ulteriore prova della sua potenza conciliatrice. Dobbiamo guardare pertanto alla Svizzera non solo dell'oggi ma anche al suo passato, ugualmente fecondo e  interessante, ispirante i futuri legislatori e costituzionalisti; il cui compito di creare una carta costituzionale europea sarà guidato anche dalle vicissitudini e perché no anche dagli "acciacchi" storici (e da come sono stati risolti) del Federalismo Originale Svizzero nelle sue differenti fasi storiche d'espressione e nelle sue differenti modalità di elaborazione.
La Grande Confederazione Europea che immaginiamo è pertanto l'esatto contrario della unione federale prospettata nel suo libro Paneuropa dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi che si richiama unicamente all'attuale assetto della Confederazione e che in tal modo risulterebbe, come prospettato, un superstato livellatore delle diversità costituzionali delle singole nazioni europee.
Il sistema federale svizzero è eccellente veicolo di raccordo tra realtà statali omologhe come quelle deglia attuali cantoni ma va ovviamente reimpostato nella modalità omeologa che deve forzatamente assumere dinanzi alle peculiarità delle nazionalità statuali e costituzionali delle singole Patrie Europee..la Svezia è una Monarchia Costituzionale, la Finlandia è una Repubblica Parlamentare..
Plasmare la costituzione del Superstato Europeo significa trarre lo spirito di collaborazione ed unità dalla Costituzione Elvetica a noi coeva ma assumere una prospettiva storica e filologica dal punto di vista dell'analisi e della ricerca delle scaturigine del Federalismo Elvetico per attualizzarlo a livello continentale. Queste sorgive vanno trovate nella ricerca di una forma di libertà individuale e collettiva che umanamente si contemperi alla libertà collettiva dell'ecumene in cui si esiste. E questa primaria aspirazione e di "liberazione" dell'individuo e della collettività in cui quest'ultimo viene a nascere è verificabile proprio nella Vecchia Costituzione Elvetica che come detto a breve si definisce innanzitutto come Alleanza d'Interessi e d'Intenti tra i diversi strati sociali, tra tutte le classi della popolazione elvetica compattate nell'azione anti-imperiale da una fondamentale istanza autoliberatrice: l'indipendenza sovrana nella sovranità non concessa o subordinata ma ottenuta con le armi.

JakobBurckhardt, questo grande storico svizzero , nella lezione del 14 maggio del 1869, all’Università di Basilea, così parlava dell’Europa: “Vi è una cosa che non dobbiamo desiderare,perché l’abbiamo a nostra disposizione: è l’Europa in quanto focolaio, nel contempo vecchio e nuovo, con una vita da mille aspetti, luogo di nascita delle più ricche creazioni, patria di tutti i contrasti che sono riassorbiti nella sua unità». Sta qui,per Burckhardt, la diversità - e lui dice la superiorità -dell'Europa nei confronti delle civiltà asiatiche. In Europa «l'individuo poté svilupparsi pienamente e rendere i più grandi servizi all'insieme di cui faceva parte». E quasi ottanta anni dopo Burckhardt, un altro svizzero, Louis Gonzague de Reynold poteva ripetere: «L'europeo è soprattutto una persona[...] Non è fatto per una civiltà di massa. Il giorno in cui venisse travolto nei gorghi della massa, sarebbe la fine dell'Europa». E, ancora con Burckhardt, Albert Einstein:"L'ideale umanitario dell'Europa appare veramente e indissolubilmente legato alla libera espressione delle proprie opinioni, in certa misura al libero arbitrio degli individui, allo sforzo verso l'obiettività di pensiero esente da considerazioni di puro tornaconto, e all'incoraggiamento delle differenze in materia di idee e di gusti. Queste esigenze e questi ideali rappresentano la natura dello spirito europeo".

LUNGA VITA E PROSPERITA'!


IL FEDERALISMO ELVETICO COME FORMA PARITARIA DI DEMOCRAZIA



Il federalismo svizzero è nella sua essenza una forma di liberalismo sorto in una dimensione psico-storica aristocratica e il concetto di democrazia ad esso connesso poco ha a che vedere con quello costituitosi in forma sistemica e d ideologica a partire dalla Rivoluzione Francese.

Possiamo pertanto dire che dal 1789 al 1847 , anno della guerra civile, abbiamo in Svizzera due forme alternative di liberalismo che in parte confliggono e in parte si accordano praticamente. A partire dal 1848 si definisce una forma di compromesso spostato dalla parte del liberalismo "illuminista" ma con accentuate particolarità tipicamente elvetiche cioè connesse con il vecchio ordine d'idee.

Perché il succo nel dirimere queste interconnessioni è capire che il concetto di democrazia elaborato prima di questa data sul suolo elvetico è non egualitario ma paritario. Ogni "stato", usando l'onomastica dell' "ancien regime", cerca di organizzarsi collettivamente per dialogare contrattualmente con gli altri "stati" la borghesia con l'aristocrazia, i montanari e contadini con questi ultimi e il "tasso" di libertà d'azione che conquista deriva dalla sua "forza di organizzazione". La libertà di commercio ad esempio non è intesa e fissata in astratto uguale per tutti i cantoni ma in ogni Cantone, sia questo un Prrincipato, una Repubblica Aristocratica, una Democrazia retta da assemblee pubbliche comunitarie (Lansgemeinde) varia qualitativamente in ragione della autonomia ed autogoverno che la Borghesia Mercantile , la classe contadina e pastorale, la borghesia artigiana e  in seguito manifatturiera ha ivi guadagnata.

Ne deriva che il termine Democrazia adoperato dai conservatori svizzeri per definire l'atteggiamento che contrassegnava il mantenimento della libertà ed indipendenza della Confederazione e che preso letteralmente significa governo del popolo in realtà non è del tutto preciso dal momento che più o meno faticosamente nei vari Cantoni si tende o si cerca di mirare a una "Politeia" o meglio ancora "Poliarchia" vale a dire a un governo dove molti se non tutti siano attive componenti.

Da questa constatazione e dinnanzi al declino storico dell'ordine e della fase liberaldemocratica si delinea una direzione nell'attività dei riformatori che  devono propiziare l'avvento di una fase "liberalpolicratica" onde scongiurare l'affermazione delle degenerazioni oligarchico-dittatoriali. Questo è possibile a partire dal nucleo dello spirito virile-libertario della Vecchia Confederazione creando accordo tra quelle componenti positive disponibile ad una alleanza presenti in ogni classe sociale.

Aristotele ha tracciato un andamento ciclico-astrale determinando la fase ascendente nella tripletta: Politeia  > Aristocrazia > Monarchia e la successiva fase discendente nella tripletta > Oligarchia > Dittatura > Democrazia. In realà la storia insegna che il processo è meno lineare per cui a periodi di democrazia seguono spesso periodi di dittatura e l'elemento oligarchico è insito in ambo i casi..la democrazia moderna non solo da detrattori è stata definita "la dittatura della maggioranza" (Tocqueville). Aristotele sempre vedeva nella democrazia in realà non lo stato peggiore ma il meno peggiore per cui lo schema vettoriale va inteso in modo contestuale. La democrazia si troverebbe contigua alla "Politeia" come sua forma alterata.

Lo stesso discorso si applica per Aristocrazia e Monarchia che prese da sole in realtà si definiscono ciascuna in una varietà attuativa indefinita e contradditoria in quanto a positività effettiva..è nostra opinione che riunendo la forma monarchica e valori aristocratici che agiscano in tutte le classi sociali si ha una vera civiltà politica che garantisce la sua perpetuazione grazia al tasso elevato di "Politeia"vale a dire di governo condiviso della "Cosa Pubblica" cio dello Stato inteso come proprietà della totalità degli individui organizzati in collettivi connotati.


IL CONTRATTUALISMO COME CHIAVE DI COMPRENSIONE DEL FEDERALISMO SVIZZERO


per la stretta relazione esistente tra federalismo e contrattualismo..la stessa etimologia indica che il "foedus "è un accordo, un patto. Il federalismo non può essere imposto e non si accorda con concezioni imperativiste dell’ordine giuridico-politico in quanto è una convenzione che scaturisce da un confronto scontro tra i contraenti, le classi sociali, che definiscono natura e leggi dello stato e delle sue istituzioni civili, giuridiche , politiche ed economiche.



Termine che indica il complesso delle dottrine filosofico-giuridiche che pongono a fondamento della società civile e dello Stato e, in genere, di qualsiasi comunità civile una stipulazione o una convenzione tra gli individui.
L’origine della teoria del (—) è molto antica e risale ai sofsti. Ippia e Antifonte nel V sec. a.C. contrapponevano l’ordine naturale (physis) all’ordine normativo (nòmos) e sostenevano che la legge dovesse essere una semplice convenzione [vedi Convenzionalismo] tra gli uomini, ispirata al volere di tutti e non all’arbitrio dei forti o al volere degli dei. Platone, accennando nelle Leggi all’origine delle società politiche, giustificava il potere del monarca come prodotto di un patto tra il potere sovrano e il popolo, in forza del quale quest’ultimo si impegnava a obbedire e il monarca a comandare secondo il vero e unico criterio di giustizia.
Nel III sec. a.C. Epicuro ribadì che gli uomini hanno interesse ad abbandonare il primordiale stato di natura e a stipulare il contratto per fissare gli obiettivi comuni e primari della loro convivenza e impedire le reciproche offese.
Con l’avvento del Cristianesimo, la società politica si riduce a mero rapporto di comando e obbedienza tra l’individuo e l’autorità politica. Agostino, nell’opera De civitate Dei, fornì una nuova giustificazione alla teoria contrattualistica della società; egli fondava il potere politico su un patto intercorrente tra sovrano e sudditi, in virtù del quale questi ultimi erano vincolati all’obbedienza solo fino a quando il monarca avesse governato secondo i dettami cristiani.
Con l’emergere della società feudale, si profilò un tipo di rapporto contrattualistico caratterizzato da obbligazioni reciproche tra vassalli e signore: i primi ottenevano protezione in cambio dell’obbedienza al secondo. Tale organizzazione dello Stato feudale sulla base di obblighi reciproci favorì una lettura in termini contrattualistici anche delle relazioni tra sovrano e sudditi, rendendo possibile il delinearsi dell’idea del pactum subiectionis, ossia del contratto con cui si instaura il potere politico, vincolante sia per i sudditi, sia per il sovrano. Fu così che già nel sec.XI, in relazione alla lotta per le investiture, si profilò una puntuale precisazione della teoria contrattualistica, essendosi resa necessaria l’esigenza di chiarire il contenuto dei limiti dell’obbedienza dovuta dal cristiano all’imperatore.
Manegoldo di Lautembach, sostenitore delle rivendicazioni papali, formulò una nuova ed esplicita teoria dell’origine convenzionale del potere politico. Egli affermò il diritto di resistenza contro l’imperatore Enrico IV, avvertendo che il popolo ha il di rifiutare l’obbedienza all’imperatore, qualora questi venga meno all’impegno (assunto nel pactum subiectionis) di governare secondo determinate regole.
In seguito ai profondi rivolgimenti politici che si verificarono in Europa dopo la Riforma protestante e le guerre di religione, la dottrina contrattualistica del potere politico e il diritto di resistenza all’autorità politica ingiusta si riproposero con maggior vigore. I monarcomachi cattolici e protestanti sostennero, come diritto fondamentale del popolo, il diritto di resistenza nei confronti del principe che avesse violato gli obblighi sanciti nel contratto di governo. In aperta opposizione alla monarchia di diritto divino, il potere politico veniva configurato quale espressione del patto intercorrente tra il popolo e il sovrano e in tale patto si assumevano sancite le norme fondamentali che il re doveva rispettare nel suo governo. In tal modo venivano gettate le basi del moderno Stato costituzionale.
Nel sec. XVII con Grozio ebbe inizio l’interpretazione giusnaturalistica moderna del (—). Egli, tuttavia, negava che l’esistenza di un contratto alla base della società civile potesse configurare la pienezza dei poteri del popolo e il conseguente diritto di resistenza quali diritti inalienabili: poiché il popolo aveva rinunciato irrevocabilmente all’imperium, nel momento in cui si era associato e sottomesso al sovrano, qualsiasi ribellione all’autorità costituita era da ritenersi essenzialmente illegittima.
Hobbes
utilizzò la teoria contrattualistica per fornire una rigorosa giustificazione dell’assolutismo. Nello stato di natura, ciascun individuo gode di una libertà illimitata che, tuttavia, inevitabilmente entra in contrasto con quella degli altri individui. Ne consegue che ciascuno è costretto a difendere se stesso e i propri beni dalle continue insidie dei suoi simili. Per ovviare all’estrema insicurezza che vige nello status naturae, tutti i soggetti, attraverso un patto, alienano liberamente e unanimemente i propri diritti naturali, conferendoli ad un solo individuo, il sovrano, che diventa signore assoluto e in cambio assicura ad essi pace e tranquillità. Il sovrano, non essendo un contraente, non può violare il patto e, quindi, i sudditi gli devono assoluta obbedienza.

Altro grande teorico del contatto del sec. XVII fu Locke. Nello stato di natura, l’uomo lockiano ha come guida la legge naturale, che consente a ciascuno di dare libero sfogo ai propri istinti, senza ledere la libertà degli altri. Ognuno ha il diritto di difendere personalmente i propri interessi, anche se ciò a volte ingenera delle ingiustizie. Il passaggio allo stato civile avviene, dunque, per assecondare l’esigenza di risolvere in modo imparziale le controversie. Attraverso un patto, gli uomini creano un giudice ad essi superiore, il quale tuteli i loro diritti naturali [vedi Diritto naturale] fondamentali (vita, libertà, proprietà). Nella società civile, il popolo conserva il diritto di controllare che l’autorità politica agisca in conformità al contratto e di ricorrere alla rivoluzione in caso di violazione del patto.
Per Spinoza la giustificazione contrattualistica è condizione imprescindibile della convivenza civile. Per vivere in pace e in sicurezza, necessariamente gli uomini hanno dato vita ad un patto costitutivo della società politica, unendo le loro energie e facendo in modo di godere collettivamente di quella fondamentale libertà che già caratterizzava lo stato di natura. La società politica di Spinoza è una società democratica, in cui il potere politico non è imposto ma fondato sl consenso di ttti i consociati.
Per Pufendorf alla base della società politica vi è il pactum societatis, attraverso cui gli individui volontariamente e liberamente danno vita a una nuova entità giuridica, capace di autonoma volontà e titolare di diritti e obblighi distinti da quelli dei singoli membri che la compongono. Al pactum societatis seguono il pactum subiectionis, con il quale vengono stabiliti i criteri di amministrazione del potere politico e un terzo patto con cui il popolo attribuisce in concreto, ad una o più persone, il potere di governare. La sovranità, appartenente in origine al popolo, viene da questo trasferita al monarca. Il trasferimento può avvenire anche in modo definitivo e in tal caso il sovrano resta svincolato da qualsiasi controllo, sebbene l’esercizio dell’imperium debba avvenire nel rispetto delle leggi di natura.
Nel sec.XVIII le teorie del contratto ebbero tra i maggiori esponenti Rousseau e Kant. Per Rousseau il contratto sociale è il mezzo attraverso cui gli uomini unificano le loro volontà individuali e danno vita alla volontà generale (lo Stato), che ha come obiettivo il perseguimento del bene comune. Nella società i singoli membri acquistano una nuova personalità e una diversa libertà, quella civile e politica. L’essenza dello Stato è la volontà generale, che si manifesta nella legge. Al potere legislativo, dunque, tutto è subordinato.
Per Kant il pactum sociale, definito originario, non deve essere concepito come un evento storico. Si tratta, invece, dell’idea della ragione che rende pensabile la legittimità delle istituzioni politiche. Il patto è sempre, razionalmente, a fondamento dello Stato. La sua realtà consiste unicamente nell’obbligare ogni legislatore a fare leggi come se esse dovessero derivare dalla volontà comune di tutto il popolo e nel considerare ogni suddito consenziente.
Nel secolo XIX la teoria del contratto sociale fu duramente criticata da Hegel, secondo cui i contrattualisti non solo hanno ricondotto alla sfera pubblica un rapporto pattizio che, invece, attiene tipicamente al diritto privato, ma hanno ritenuto che l’origine dello Stato derivi da un contratto, dimenticando che esso è invece il presupposto di ogni esistenza politica.
In questi ultimi anni si assiste ad una rivalutazione del contrattualismo. Il maggior esponente del neocontrattualismo è il filosofo americano John Rawls, il quale utilizza la nozione di contratto sociale per ridefinire i criteri di giustizia che le istituzioni politiche devono necessariamente osservare.

DA DOVE VIENE IL FEDERALISMO SVIZZERO?


Questa organizzazione-concezione del libero governo delle comunità ha la sua scaturigine nella storica Democrazia Germanica e in generale Indoeuropea che considerava il diritto dell'individuo libero il primo diritto.

L'individuo libero era stimato degno di sostenere lo sguardo di un Nobile poiché il Nobile era  ai suoi occhi un Grande Uomo Libero.

Questa democrazia non attribuiva una posizione di partenza "uguale" a tutti i Germani inquanto la propria libertà era definita e resa reale dalla propria forza e capacità come guerriero.

Ciò che caratterizza i Germani e tutti i popoli Indoeuropei è l'interclassimo della virilità che investe necessariamente anche le donne, come non ricordare *Budicca?

Il parlamentarismo è la quintesenza della mentalità germanica e indoeuropea: la cosa pubblica= **thing.

Questo spirito si è in parte conservato durante l'epoca feudale tant'è che il Feudalesimo creato dai Nobili Germanici e dai "Veri Uomini Liberi" ( indoeuropeo *wiros«uomo» (cfr. lat. vir) > germ. *wiraz> norr. verr; ags. wer, sass.a. wer, ata. wer-«uomo»).

ha rappresentato una fase rivoluzionaria rispetto alla società antica ad economia schiavistica definendo lo stato del servo in contrasto con lo stato dello schiavo romano come veramente servile nei confronti della Proprietà del signore feudale ma non come essere lui proprietà di quest'ultimo. Questo ha permesso tecnicamente una maggiore libertà dell'individuo servile potendo questi avere, esaurite le sue incombenze nei confronti del Proprietario Feudale, tempo di coltivare o allevare bestiame per suo conto ed usufruire degli spazi e dei beni della terra posta in comune con gli  altri servi in una forma di vero e proprio comunismo della proprietà giustamente messo in risalto da diversi storici marxisti.

Questo sistema ha permesso essendo solo in parte più tollerante un progressivo abbandono delle campagne di una porzione di servi che nella città cercavano un destino da "liberi" nelle corporazioni delle arti e dei mestieri a cui in seguito si aggiunsero presto le Gilde che riunivano la libera classe commerciante  permettendo in tal modo la nascita della libera borghesia europea.

Il mondo antico anche greco e romano non ha mai visto qualcosa di simile essendo ogni attività economica sia agraria che cittadina composta da una minoranza di liberi che comandava a una maggioranza di schiavi generando in tal modo un ciclo economico chiuso e non tecnologicamene evolutivo sostituendo la forza schiavile sia nell'azienda agricola che in quella industriale l'utilizzo di macchinari. Questo processo è stato quasi sempre favorito dagli stessi feudatari interessati a maggiori guadagni nella vendita dei prodotti agricoli con l'aumentato benessere dei compratori cittadini e dalla possibilità di incamerare ingenti profitti con la tassazione dei diversi ceti municipali oltreché dal desiderio di vivere anche loro in città.

I Germani hanno prodotto in tutta Europa due stati economici: la Campagna e la Città.

I nobili erano signori della prima e i borghesi della seconda. A partire  dall'anno mille inoltre  si assiste a una tendenza generale all'affrancamento di una quota progressiva di contadini che non sono più servi ma pagati per le loro prestazioni.

Nasce con il basso medioevo l'incontro-scontro tra Nobili e Borghesi che proprio nelle città si interpenetrano e si respingono determinando la comparsa di un Patriziato con caratteristiche ed attitudini poliedriche.

Possiamo senz'altro dire che il  Federalismo è un tentativo progressivo  di rendere il Feudalesimo meno disarmonico e di rendere i cittadini forti  e uniti nella contrattazione con i nobili e al tempo stesso di limitare le angherie dei feudatari sui contadini e pastori in stato servile, semilibero o libero.

Qust'ultima caratteristica è tipicamente elvetica..assistiamo in altre parti d'Europa alla formazioni di leghe agrarie e di ripetute rivolte di contadini ma lo spessore che la cosa acquisisce in Svizzera è decisamente superiore. Basti considerare lo stato delle cose esistente al tempo della Rivoluzione Borghese del 1789 in Francia e in Svizzera..c'è una buona differenza..!

Una realtà civile che per alcuni aspetti può essere considerata una negazione speculare della realtà politica elvetica è storicamente la ***Lega Anseatica che essendo una Associazione=Hansa di città commerciali presenta spiccata anologia con le federazioni di póleis greche.

Uno spirito di mutuo soccorso tra diverse città non comporta però lo sviluppo di una sovranità ed indipendenza totale essendo ogni città della lega sottoposta alla potestà o del Sacro Romano Impero o del Monarca dello stato nel cui tessuto territoriale era collocata:

La Lega aveva una natura fluida, ma i suoi membri condividevano alcuni tratti. In primo luogo, gran parte delle città anseatiche vennero fondate o come città indipendenti, o ottennero l'indipendenza attraverso il potere di contrattazione collettivo della Lega.

L'indipendenza era comunque limitata; significava che le città dovevano lealtà diretta al rispettivo Imperatore, senza alcun legame intermedio alla nobiltà locale. Un'altra similitudine consisteva nel fatto che le città erano tutte collocate in posizione strategica lungo le rotte commerciali. Infatti, al vertice del loro potere, i mercanti della Lega Anseatica erano talvolta in grado di usare il loro potere economico (e in alcuni casi anche la loro forza militare - le rotte commerciali necessitavano di protezione, le navi della Lega erano bene armate) per influenzare la politica imperiale. L'imbarcazione anseatica tipica era la Cocca, un tipo di nave con una sola vela quadrata capace di trasportare grandi carichi. Da Wikipedia

Tuttavia è interessante ravvisare l'esistenza di uno spirito corporativo competitivo e collaborativo al tempo stesso come si riscontra nel federalismo feudal-municipale svizzero fino alla ****guerra civile del 1847..in margine a ciò attualmente vi sono segni che testimoniano che esiste una rinascita d'interesse in diverse città non solo tedesche per questa forma pattuale e mutuale di cooperazione. e' anche questo un sintomo della crisi dell'attuale stato federale tedesco..

la germania guarda sempre più verso la piccola e solida svizzera e verso forme corporative  e federali del suo fertile passato civile.


* Boudicca, (pronuncia /bouˈdikka/[1] o Budicca o ancora Boadicea (3360/61 d.C.), è stata una regina della tribù degli Iceni, popolazione che viveva nell'Inghilterra orientale. Guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell'isola.


** https://it.wikipedia.org/wiki/Thing


*** https://it.wikipedia.org/wiki/Lega_anseatica#Russia


**** https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Sonderbund


  L'ELVETISMO

Presso il Dizionario storico della Svizzera ne abbiamo un'esatta descrizione:


https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/024574/2007-12-05/

UNA VISIONE DELLA SOCIETA' CHE HA UN PESO SPECIFICO NELLA DIMENSIONE PSICOLOGICA E CULTURALE DELLA SVIZZERA STORICA: L'ORGANICISMO


Nella sua essenza l'organicismo  osservato non dalla prospettiva del liberalismo intende la società umana come un organismo superiore nel quale le varie espressioni e funzioni vitali sono corrispondenti alle funzioni ed espressioni spirituali tipiche delle specifiche classi sociali.

Non riconoscerebbe secondo il liberalismo nell'individuo umanamente inteso una maturità olistica sul piano della versatilità interattiva tra individui nel quadro di un  rispetto delle libertà assolute delle persone politiche e pertanto la sua realizzazione si connoterebbe per una disciplinata, rigida e smorta meccanicità e tecnicità organizzativa dei compiti puramente coattivi per i singoli e le colllettività categoriali..sarebbe realizzabile dunque solo come robotizzazione di determinati ceti in tal modo subordinati.

In realtà la metafora del corpo umano ha una sua ragion d'essere esatta ed armonica nel riconoscimento della natura funzionale di ogni partecipante al un contratto sociale o alleativo.

L'organicismo inteso come esigenza di organizzazione armonica e sana del contesto comunitario  nazionale non è una finalità ideologica che possa  essere competitiva, cioè agente sullo stesso piano valoriale realizzativo, con l'individualismo inteso in quanto tale.

La polemica del liberalismo che  per sua natura si presenta nell'attuale contesto storico soltanto come un'interpretazione demotica dell'individualismo è puramente difensiva avendo perseguito e imposto un progetto di convivenza civile che si fonda sul dogma trinitario individuo-società-stato dove la società  ha come canale di autoproiezione e di proposta, di sviluppo e di progresso unicamente il partito politico che si connota per essere un veicolo a conduzione o oligarchica o personalistica o tecnocratica e riproducente nel suo dibattito interno volto a fini decisionali la dittatura della maggioranza non qualificata ma puramente quantitativa, anonima.

L'esigenza di un'organizzazione delle singole categorie sociali non viene concepita essende queste schiacciate dal totalitarismo partitocratico , vera forma neoplastica maligna laddove non esiste una forma d' individualismo organico come è appunto il confederalismo elvetico che controbilancia il veicolo partitico rendendo il sistema di rappresentanza non indipendente DALLA SOCIETA' ma subordinato alle linee valoriali e vettoriali collettive di questa.

La società svizzera non è serva e mendicante nel rapporto con i partiti..sene serve..

Questi ultimi hanno in forza dell'onnipresente organizzazione federalista una natura ben diversa dai corpi cancerosi.

Avendo un'origine essenzialmente estranea alla natura psico-spirituale della Democrazia Storica Elevetica ne sono però intrisi sufficientemente da essere guidati spesso da riflessi positivi per quanto concerne specialmente la decisionalità condivisa. Sono di fatto neoplasie benigne.

E' palese che il liberalismo si muove in questi termini nel suo rifiuto del concetto di organizzazione anche per lo scontro titanico che si è determinato con l'organicismo negli anni 20-30-40 e risoltosi con la fine della seconda guerra mondiale.

L'organicismo ha effettivamente contribuito a rendere EFFICIENTE un mostro liberticida: lo stato organico nazista/fascista.

La damnatio memoriae ha portato utilmente ad una damnatio examinis..

L'organicismo in quanto tale non presenta solo una implacabile ed unica fisionomia formale  e realizzativa. Non costituisce in sé stesso una statica forma ideologica che possa inficiare la libertà individuale e collettiva avendo una evidente natura metodologica elastica  e pertanto essendo  strumento di articolazione e di plasmazione sociale utilizzabile da parte di diverse tipi di ordini ideologici.

La gerachizzazione che produce nell'ambito della razionalizzazione dei veicoli politici, amministrativi ed economici è di immediata logicità funzionale.

Se come la sua espressione nell'ambito della rappresentanza, il corporativismo, può essere ASSOGGETTATO a un regime autoritario non significa che la sua validità funzionale debba essere denegata ideologicamente.

L'economia corporativa ed organicistica è infatti stata adottata anche se in modo limitato e sperimentale dal presidente Franklin Delano Roosevelt. Non è impensabile che quel grande paese democratico che sono gli Stati Uniti possa trovare nella sua adozione programmata una risposta all'ingestibilità del moderno capitalismo orientato alla distruzione fisica della sua base naturale: la Terra, timore incombente della nostra epoca come spiega efficacemente nel suo libro "Il declino del capitalismo" il filosofo Emanuele Severino.


Analizzando il percorso intrapreso dal liberalismo dagli albori albionici sino ai nostri giorni nel cercare di dare una risposta alla necessità di conciliare la più ampia libertà individuale possibile con la libertà collettiva più ampia possibile vediamo e costatiamo un indubbio fallimento di questa progettualità.

Lo spazio privatistico e multiprivatistico organizzato in soggetti economici-finanziari di proporzioni gigantesche: le multinazionali vedono aumentata in modo vertiginosamente progressivo la loro prevalenza sulla esigenza di un controllo e gestibilità della crescita dei monopoli che per loro essenza sono la denegazione della libertà d'impresa e di effettiva libera competizione.

La situazione odierna è blasfema se compresa e valutata sulla base dei principi liberisti che il liberalismo ha sempre preferenzialmente sostenuto nella sfera economica dagli inizi dell' otttocento.

I monopoli feudali che il liberalismo ha combattuto giustamente nella sfera dell'economia agricola europea nell'arco di tempo che va dalla rivoluzione inglese alla rivoluzione industriale sono pallida cosa se confrontati con l'attuale assetto globalizzato di multimonopolismo.

Rifutando per principio l'organizzazione degl'interessi di classe sulla base di una rappresentanza diretta - l'accettazione del trade-unionismo cioè della rappsentanza sindacale, in Gran Bretagna ha visto una durissima opposizione della borghesia industriale - il liberalismo ha partorito l'attuale anarchia demotica che conosciamo col nome di democrazia.

Appare evidente che uno stato concepito solo come arbitro nella sfera giuridica di controversie contrattuali tra individui, tra gruppi d'interesse, tra le aziende e gli operai è uno stato che non ha statura superpolitica e una spendibilità sul piano politico limitata, un 'entità avulsa da un riscontro realmente collettivo cioè utile alla totalità  dei soggetti politici di ogni singola nazione europea.

Questo rapporto contorto ed "evitato" che conosce il liberalismo con il concetto di entità statale si spiega con la sua insufficienza politica..è un'ideologia sistemica che non riesce a produrre altro che un edificio sociale dove le strutture abitative sono agglomerati caotico-dedalici: il leviatano di cui parla la Bibbia.

La mostruosità del moderno capitalismo è pertanto salvaguardata da un sistema politico debole come la democrazia partitica che non ha sufficiente organizzazione funzionale e autoregolativa in merito alla definizione di un dimensionamento dell'iniziativa privata.




NOZIONI STORICHE E CONCETTUIALI SULL'ORGANICISMO:

https://it.wikipedia.org/wiki/Organicismo