IL LIBERATIVISMO:

LA RAPPREDENTANZA DIRETTA NEL CONSIGLIO DELLA NAZIONE

Il Liberalismo ha come componente strutturale essenziale il parlamentarismo che si definisce come sistema di mediazione e composizione degl'interessi spesso divergenti delle due fondamentali categorie in cui è divisa la vita politica ed economica nazionale: i Proprietari e i Non-Proprietari imperniato nalla dialettica che s'instaura tra diverse rappresentanze partitiche.

Nell'epoca attuale il sistema liberale sembra più di tutto soffrire della debolezza ed inadeguatezza del corpo intermedio partitico che sempre più insanabilmente è avvertito dalle due suddette categorie come un ostacolo e non un veicolo  utile alla legiferazione positiva cioè pienamente rispondente alle aspettative del  corpo sociale visto come un "intero".

La crisi della Rappresentanza minaccia di travolgere non solo il liberalismo "storico" ma la libertà in quanto tale.

Si và già profilando una tendenza sintomatica evidente verso due risposte egualmente fallaci a questo vuoto di rappresentanza:


1) comparsa di movimenti populisti-sovranisti d'ispirazione democratico-qualunquista


2) parallela comparsa di movimenti sovranisti-nazionalisti-federsezionalisti-populisti


La libertà in quanto tale  è un compromesso tra due espressioni umanamente possibili di libertà: quella individuale e quella collettiva.

La morfologia del loro rapporto connota la natura e struttura ideologico-ideocratica di ogni sistema politico.

Questo binomio nel sistema politico liberal-democratico conosce una ipertrofia della libertà individuale con uno scapito della libertà collettiva patente.

Il federalismo come liberalismo "policratico" argina questa discrasia sul piano politico-amministrativo ma sul piano economico  per i suoi limiti operativi e la sua sfera di merito non ha altrettanta efficacia.

E' necessaria la sua estensione a livello di rappresentanza, bisogna immaginare dunque di costituirlo come veicolo della rappresentanza degli interessi dei Proprietari - imprenditori, banchieri, proprietari terrieri, liberi professionisti, commercianti e dei Non-Proprietari - salariati, Impiegati, burocrati, braccianti, operai e militari.

Rispetto al Corporativismo esistente "de facto" nell' Ancien Regime (il termine sistemico è di conio postumo e preso in prestito dalla nuova teorizzazione elaborata  nel ventesimo secolo) e alla sua formulazione fascistica - onde scongiurare un soffocamento del pluralismo vale a dire del libero dibattito civile inerente il corpo sociale e toccante qualsiasi ambito - culturale, etico, civile, politico e giuridico - deve essere fissata normativamente la liberta di associazione dei cittadini in movimenti con un accento totalitario anche più reciso rispetto a quella che ha nell'assetto partitico-rappresentativo presente.

Si deve operare un bilanciamento speculare rispetto a quello esistente fra Movimenti e Partiti: coesistenza tra Libere Corporazioni: le "Liberazioni" e Movimenti Sociali in quanto soggetti collettivi collocati su due differenti livelli di partecipazione ed associazione veicolare dei singoli cittadini.

Questa esigenza è di primaria importanza essendo il corporativismo precedente storicamente accusato di canalizzare il dibattito civile, politico, giuridico in un modo coercitivo e strutturare con l'organizzazione chiusa, esclusiva ed ereditaria delle corporazioni un sistema politico ed economico gerarchicamente autoritario e monopolistico.

Il "liberativismo" permette in un quadro liberale di determinare una rappresentanza immediata di ogni categoria rappresentata dalla "Liberazione"

. Quest'ultima si definisce come un vero autonomo stato parlamentare che si organizza  per strutturare, affrontare e risolvere  le problematiche inerenti quella determinata funzione sociale svolta dalla categoria che deve essere rappresentata. In buona sostanza è un organismo di autogoverno federale e  sindacato senza sindacalisti che svolge però un controllo più rigoroso in merito alla moralità e correttezza dei suoi membri altresì sostanzia in modo più professionale e incisivo il patrocinio dei loro interessi collettivi.

La "Liberazione" struttura efficacemente la trasparenza nella identificazione dei gruppi di pressione, le lobby, permettendo una decisionalità dibattimentale davvero partecipativa, mediata, e pubblica.

Il regime di libera impresa infatti viene ad essere applicato in una forma più controllata e corretta essendo salvaguardato dal fenomeno canceroso oggi elefantiaco del clientelismo dal momento che l'aggiudicazione di gare d'appalto ad esempio deve passare al vaglio di unì'apposita commissione valutativa e deliberativa appositamente eletta dai membri della "Liberazione" che sarà tenuta a seguire lo sviluppo attuativo dell'operazione oltre che la definizione contrattuale.

Abbiamo evocato questa qualità specifica così importante della "Liberazione" degli Imprenditori per introdurre alcune sue caratteristiche portanti.


"La Liberazione" primo garante del Liberalismo "policratico"


L'organismo di rappresentanza di un qualsiasi ordine di lavoro, la Liberazione dovrebbe avere i seguenti lineamenti:

- Associazione di categoria strutturata in parlamenti  sia al ivello municipale sia a livello cantonale sia a livello nazionale.

- I membri eleggono il loro Gruppo Dirigente i cui componenti provengono dal seno della stessa "Liberazione" e i loro rappresentanti   Consiglio Municipale, nel Gran Consiglio (Consiglio Cantonale) e nel Consiglio della Nazione.

- Elimina LA RAPPRESENTANZA MEDIATA da un ceto "inventato" dalla liberal-democrazia che presenta caratteristiche "spesso" parassitarie: I POLITICI.

- Per vegliare sulle malformazioni etiche può istituire  una commissione permanente che legiferi in merito alla regolamentazione e alla prammatica corporativa specifica e controlli l'attività individuale coerente con queste dei suoi componenti. Il potere esecutivo che attuerebbe le sue promulgazioni potrebbe avvalersi di una apposto ispettorato intraliberativo presieduto da un funzionario monarchico.

- Definisce i limiti fisiologici numerici dell'albo corporativo. questa funzione è del tutto nuova..nell'epoca neo liberale in nessuna democrazia si limita l'accesso allo studio finalizzato a un determinato lavoro o professione sulla base di una quota numerica prefissata per legge ed attualizzata secondo la reale necessità del periodo.

L'ipertrofia attuale di medici in un sistema con queste caratteristiche non sarebbe possibile.

Vi sono necessità di contingentamento per tutte le categorie eccetto che per le attività d'impresa dove il mercato regola automaticamente la longevità di una azienda..ricordiamo che la limitazione numerica delle attività produttive imposta dalle leggi del Vecchio Regime vigenti nella Francia prerivoluzionaria fu uno dei motivi giustificati che condussero all'abrogazione delle vecchie corporazioni.

- Elimina la necessità nella contrattazione tra Proprietari e non-Proprietari la mediazione esercitata dal Sindacati anche questi spesso parassitari e inefficaci a rappresentare le istanze della totalità della classe dei Non-Proprietari e dalle  rispettive Federazioni d'imprenditori.

La stesura di una lista di funzione della Libera corporazione potrebbe essere lunga ed interessante..il nostro scopo non è quello di analizzare in questa sede le potenzialità di questo organismo rappresentativo ma quello di stimolare la riflessione sulla profondissima inadeguatezza della RAPPRESENTANZA PARTITICA .

Al tempo stesso vogliamo sottolineare l'amplissima qualità virtuale del concetto di RAPPRESENTANZA DIRETTA che si connota per essere insofferente d'intermediazione.

Il dialogo tra le Libere Corporazioni potrà essere condotto in una forma invece "sovrammediata" dall'istituzione monarchica e con una formula pertanto trinitaria.

Immaginiamo un tavolo con i due rappresentanti delle corporazioni che si confrontano assistite da un mediatore regio.


IL LIBERATIVISMO:

SOPPRESSIONE DELLA CLASSE PARTITICA


Alla luce di quanto schematizzato qui sopra il Liberativismo è il superamento pratico di una forma di rappresentanza distorta del'interessi di categoria.

La necessità di una intermediazione  effettuata da estranei alla sfera produttiva e lavorativa nei sue due aspetti d' ideazione, elaborazione, realizzazione materiale dell'entità imprenditoriale e professionale - Proprietari - e di esecuzione e svolgimento - Non-Proprietari - è qualcosa che è sempre stato profondamente sbagliato e dannoso ai fini della trasparenza del dialogo tra le due classi fondamentali di cittadini. La rendita di posizione di un ceto politico ipertrofico e non controllato se non da una magistratura che è in parte prevalente contigua per mentalità e costumi è diventata insostenibile.

Vi è necessità che le classi sociali perdano questa "Balia" per camminare ognuna con autonome gambe perseguendo un autogoverno assoluto dei propri interessi e finalità civili.

Il passaggio dalla Democrazia alla "Piùchedemocrazia" passa non per una così detta Democrazia Diretta ma per la Partecipazione Diretta che si concreta nella Rappresentanza Diretta e nella consultazione referendaria che si riferisce  a temi , nodi, opportunità collettive di fondo da prendere, perchè attinenti questioni nevralgiche  per la sfera, civile, politica, economica e giuiziaria dell'intera  nazione, spesso referendariamente; inadatta però DA SOLA a governare e legiferare efficacemente ogni genere di problema il governo nazionale e locale debba programmaticamente e quotidianamente affrontare.

La nuova dimensione ideologica liberal-policratica reclama organi ed arti adeguati alle sue funzioni di coordinazione.


In questo nuovo impianto costituzionale l'attuale articolo 49:


La Costituzione

Parte I

Diritti e doveri dei cittadini

Titolo IV

Rapporti politici

Articolo 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale


andrebbe  così riformulato:


Tutti i cittadini hanno diritto di riconoscersi in una libera corporazione per l'organizzazione, lo sviluppo e la salvaguardia delle libertà e degl'interessi della  categoria funzionale cui appartengono. Hanno diritto altresì qualora appartengoano a più ordini funzionali d'iscriversi a tutte le corrispondenti libere corporazioni. Ogni cittadino è libero di partecipare alle iniziative dei movimenti d'opinione collettiva attivi nella sfera civile della nazione, considerati soggetti fondamentali del dibattito civile, politico ed economico della medesima.

IL LIBERATIVISMO:

LA RAPPRESENTANZA METAGORICA E SUPERLIBERATIVA NEL  CONSIGLIO DELLA GRANDE CONFEDERAZIONE EUROPEA


A livello di Consiglio Confederale la rappresentanza libero-corporativa non è ipotizzabile per la irriducibilità delle Liberazioni Nazionali aventi ciascuna proprie caratteristiche essenziali e sostanziali e dunque non componibili in fronti corporativi sufficientemente omogeneei e coerenti.

Si pone quindi il problema di definire in termini diversi la decisionalità corale europea..l'unico modo è individuare nella rappresentanza "metagorica" ossia trascendente le categorie lavorative un tratto comune d'interesse : l'essere per ogni categoria lavorativa esistente Proprietaria o Non-Proprietaria.

E' una Bipartizione che per certi versi si avvicina al sistema bipartitico anglosassone ma ne differisce drammaticamente perché anche qui ritroviamo la coerenza "policratica" e corporativa strutturalmente insofferente di mediazioni esercitate da terzi - i partiti - e ricercante invece l'immediatezza della CONTRATTAZIONE DIRETTA , tanto cara alla civiltà democratica elvetica.

IL LIBERATIVISMO:  ALCUNE NOZIONI SULLA STORIA DELLE CORPORAZIONI IN SVIZZERA


Corporazioniarti

Versione del: 03.02.2015

Autrice/Autore: Katharina Simon-Muscheid Traduzione: Maddalena Disch

https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/013729/2015-02-03/#HTardoMedioevo

Sommario

  1. Tardo Medioevo
  2. Epoca moderna
  3. XIX secolo
  4. Riferimenti bibliografici
  5. Informazioni aggiuntive


La formazione delle corporazioni è strettamente legata allo sviluppo della borghesia cittadina, che a partire dalla fine del XIII sec. iniziò a rivendicare la partecipazione al potere politico. Nelle città dell'Europa occidentale e centrale gli artigiani si unirono fin dal XII sec. in ass. organizzate in forma corporativa, ordinate per mestieri (Artigianato). Nell'area germanofona questo tipo di ass. fu denominato per la prima volta Zunft nel 1226 a Basilea. Nelle regioni italofone e francofone inizialmente venne utilizzata la denominazione "mestiere" o "arte", risp. métier; nel XVIII sec. entrò in uso anche il termine "corporazione" risp. corporation. Nella Germania settentrionale le corporazioni erano note come Gilden (Gilda) e nell'area del basso Reno come Gaffel. Tra gli storici e gli studiosi di economia politica del XIX sec. la costituzione delle org. cittadine di artigiani fu oggetto di controverse discussioni. Secondo la prima delle tre principali tesi dibattute, le corporazioni avrebbero tratto origine dalle ass. d'arti e mestieri delle corti (Fronhöfe) dei signori fondiari; per la seconda tesi, le libere ass. professionali sarebbero nate nell'ambito dei movimenti associativi medievali, mentre per la terza le corporazioni sarebbero state istituite dai signori delle città per ragioni amministrative, al fine di avere un migliore controllo amministrativo sul mercato.


Tardo Medioevo


Oggi si è dell'avviso che le premesse per la formazione delle corporazioni furono date dalle specifiche condizioni costituzionali delle città che si situarono al di fuori del sistema di dipendenze feudali del ME (Città nuove). Accanto alle ragioni di ordine materiale, a lungo considerate preminenti, rivestirono un ruolo di rilievo motivi religiosi ed etici, come pure assunti giur., dal momento che l'ass. offriva protezione ai propri membri vincolandoli all'obbligo dell'aiuto reciproco. La principale preoccupazione delle corporazioni non era l'incremento degli utili, bensì garantire il sostentamento. In base a questo principio esse fissavano i salari e i prezzi, i quantitativi di produzione e il numero massimo di Garzoni per bottega, e controllavano l'accesso alle materie prime imponendo il divieto di incetta, affinché ciascun maestro fosse in grado di rifornirsi sul mercato. Alla base di tali misure vi era la convinzione che il lavoro artigianale doveva servire unicamente a garantire al maestro il proprio mantenimento. Sia nella prospettiva del liberalismo economico sia in quella del marxismo, questa concezione medievale del lavoro, di un equo salario e di un equo prezzo, come pure le limitazioni e i controlli che ne derivavano, furono considerati un ostacolo allo sviluppo moderno; dai nostalgici, al contrario, furono esaltati come "sostentamento sufficiente" e frugalità premoderna.

Il tipo ideale di corporazione era un organismo multifunzionale, cui spettavano vari compiti: la rappresentazione degli interessi corporativi finalizzata a garantire la prosperità dell'attività commerciale, la protezione dalla concorrenza esterna, la formazione e il controllo degli apprendisti, nonché la definizione delle norme di qualità per i prodotti artigianali e la vigilanza sul loro rispetto. La corporazione costituiva al contempo una Confraternita religiosa che tutelava la salvezza dell'anima dei propri membri, e una forma di sociabilità che contraddistingueva sia la vita quotidiana degli affiliati che le loro feste. La corporazione assunse anche in seno alla collettività cittadina compiti centrali, tra cui la difesa dagli incendi e la protezione militare; là dove conseguì una posizione politica di rilievo, partecipò al governo cittadino. Nel ME e nell'epoca moderna, tuttavia, le strutture e le funzioni delle corporazioni presentavano importanti differenze da una città all'altra e da un Paese all'altro, a dipendenza dei rapporti di potere e delle premesse socioeconomiche. Nel corso dei sec., inoltre, le corporazioni mutarono a seconda degli sviluppi economici e politici.

Gli statuti delle corporazioni di Basilea degli anni 1226-71 costituiscono una delle più antiche testimonianze sulla nascita di una corporazione. L'atto costitutivo presupponeva da parte dei membri di una determinata categoria professionale un libero accordo sulla formazione della propria corporazione, che il vescovo approvava in qualità di signore cittadino. Il nucleo dell'accordo era costituito dall'obbligo di iscrizione alla corporazione, che consentiva l'esercizio del mestiere in questione solo ai membri della stessa. Le violazioni del regolamento corporativo erano punite con ammende, destinate per un terzo al vescovo e per i due terzi restanti alla città e alla corporazione. Il vescovo eleggeva un Maestro della corporazione tra i membri affiliati ad essa e ogni anno nominava ispettore generale uno dei propri ministeriali. Mentre a Basilea il vescovo favorì la formazione di corporazioni, a Zurigo la carta del 1281 (Richtebrief) le vietò esplicitamente. Per ragioni politiche, l'alleanza di cavalieri e commercianti che governava la politica zurighese tentò di ostacolare la formazione di corporazioni autonome di artigiani.

Tra il XIII e il XV sec. ebbero luogo le cosiddette lotte corporative, definite dalla vecchia ricerca storica addirittura rivoluzioni corporative. Si tratta di una serie di violente lotte civili e di accanite controversie costituzionali che contrapposero le ambiziose corporazioni al Patriziato cittadino (Rivolte cittadine). Questi moti coinvolsero le città della Germania sudoccidentale e della Svizzera ted. Associati in varie coalizioni, talora guidate da un nobile, i ricchi commercianti e gli artigiani benestanti si opposero ai gruppi dirigenti, costituiti da nobili o ecclesiastici, ed entrarono a viva forza nei Consigli cittadini. Nel 1336, a Zurigo, il cavaliere Rudolf Brun si unì agli artigiani e fece cadere il Consiglio (Rivoluzione di Brun). La nuova costituzione corporativa assicurò ai cavalieri e ai possidenti, organizzati nella soc. della Konstaffel, un determinato numero di seggi nel Gran Consiglio e nel Piccolo Consiglio, accanto alle 12 corporazioni degli artigiani. A Basilea le corporazioni entrarono a far parte del Consiglio per via costituzionale nel 1337. Gli artigiani riuscirono a imporsi anche in città più piccole: a Rheinfelden nel 1331, a Winterthur nel 1342, a Soletta nel 1344, a San Gallo nel 1353 e solo nel 1465 a Coira. In Città a regime corporativo quali Zurigo, Sciaffusa e Basilea le corporazioni rivestivano un ruolo politico di primo piano. Nelle città di Friburgo, Lucerna e Berna, in cui si era sviluppato un ceto dirigente di fam. appartenenti al patriziato cittadino, la funzione politica delle corporazioni - fra cui vi era, ad esempio, la Camera degli alfieri a Berna - fu assai limitata o del tutto assente (Cantoni aristocratici).

Nel XV e XVI sec. ebbero luogo nuovi e in parte virulenti conflitti intorno alla distribuzione del potere, che si protrassero fino agli inizi del XVIII sec. Gli artigiani semplici, che avevano favorito l'ascesa al potere dei commercianti e dei corporati ricchi, si sentirono traditi e sopraffatti. La nuova autorità corporativa cittadina (Magistrati supremi) tendeva in misura sempre maggiore a escludere da qualsiasi forma di partecipazione la comunità dei corporati e a isolare la propria cerchia mediante procedure di cooptazione, imponendosi come ceto dominante (Aristocratizzazione). Le ripetute richieste avanzate dall'opposizione affinché il gruppo dirigente non tenesse segreta la politica economica, si trasformarono in una delicata questione politica. In alcuni casi le rivolte portarono a una nuova distribuzione del potere in seno al gruppo dirigente corporativo, mentre in altri furono condannate come cospirazioni e soffocate sul nascere.

Nelle città della Svizzera franc. e nel Ticino le corporazioni seguirono un'evoluzione diversa. L'unione degli artigiani in compagnie, soc., maestranze o confraternite (quest'ultimo termine si avvicina con più precisione al ruolo al quale queste ass. spesso si limitavano) si ebbe più tardi, tra XIV-XV sec.; a Ginevra e a Losanna le confraternite scomparvero con la Riforma. A Ginevra alla fine del XVI sec. oltre 40 mestieri si costituirono in maestranze, in alcuni casi per impulso dell'autorità e dal 1557 sotto il suo controllo; esse non ebbero alcun ruolo politico. Nel principato di Neuchâtel i mestieri erano praticamente liberi: il quadro elvetico era dunque particolarmente variegato.

A differenza delle corporazioni urbane, quelle rurali si formarono esclusivamente nella parte germanofona della Conf. Nacquero nel XV e XVI sec. nelle regioni di Berna, Lucerna, Soletta e in Argovia. In prossimità delle città a regime corporativo, che ambivano a monopolizzare il controllo su tutte le attività artigianali e a reprimere l'artigianato rurale, ritenuto una concorrenza illegale, le corporazioni rurali stentarono ad affermarsi o riuscirono a imporsi solo tardivamente. Nella campagna basilese, ad esempio, gli artigiani rurali si organizzarono in ass. locali a partire dal XVI sec. Alcune corporazioni rurali sono attestate in borghi con mercato, quali Svitto, Altdorf, Stans e Sarnen, mentre nelle altre regioni prealpine non sono note ass. corporative di questo genere. Al pari delle corporazioni cittadine, anche quelle rurali rivendicavano la formazione regolamentata degli apprendisti e la protezione dalla concorrenza illegale di coloro che non erano affiliati a una corporazione ("guasta-mestieri", donne).

Le corporazioni medievali non limitarono le proprie attività alla loro città, ma si organizzarono in ass. sovraregionali che, ad esempio, coprivano tutta l'area del Reno superiore o del Reno medio, e inviarono i propri delegati agli incontri comuni che si tenevano anche in piccole città quali Laufenburg o Baden. Le loro trattative riguardavano gli accordi di politica economica, i regolamenti corporativi e - soprattutto nella regione del Reno superiore - la strategia comune da adottare nei confronti delle rivendicazioni dei garzoni, che erano a loro volta organizzati in ass. interregionali e si tenevano reciprocamente informati sulle mosse dei maestri. Fra le ass. attive su scala sovraregionale, sono attestate ad esempio quelle dei fumisti: a partire dal 1435 Henman Offenburg, cavaliere di Basilea, detenne quale feudo imperiale la carica di "maestro di corporazione dell'unione dei fumisti cittadini e rurali della regione compresa tra Ravensburg e Strasburgo". Ass. simili erano diffuse anche fra i carpentieri, i carradori, gli scalpellini, i magliai specializzati in calzoni (comparsi nel XVI sec.) e i fabbricanti di berretti, come pure tra i calderai, i cui "circoli" riunivano artigiani sparsi in varie città e regioni rurali. Nel corso del XVI e XVII sec., le crescenti opposizioni confessionali portarono alla disgregazione delle ass. sovraregionali.


Epoca moderna


Durante la Riforma, gli antichi contrasti economico-politici furono aggravati dai nuovi antagonismi confessionali. In particolare a Basilea e Zurigo gli artigiani semplici, prevalentemente convertiti alla nuova fede, si opposero all'autorità non rif., costituita da commercianti e corporati benestanti. A Basilea le forze politiche rif. abrogarono la possibilità di appartenere a due o più corporazioni, che aveva consentito ai commercianti e agli artigiani ricchi di esercitare il controllo sulle corporazioni degli artigiani e quindi in ampia misura sui Consigli: in virtù della doppia o multipla affiliazione, essi rimanevano membri effettivi delle corporazioni "dei signori" (Herrenzünfte) cui appartenevano per origine sociale, come quelle dei commercianti, degli speziali, dei vinai, dei cambiavalute e degli orefici, e nello stesso tempo acquistavano un'appartenenza "parziale" o "spirituale" a una seconda Herrenzunft o a un'altra corporazione di artigiani. Gli affiliati a pieno titolo erano personalmente incaricati della sorveglianza delle mura cittadine, del servizio bellico e dello spegnimento degli incendi. Tra gli esponenti delle loro cerchie venivano eletti i membri costitutivi dell'organo direttivo preposto alla politica economica. Con l'appartenenza parziale a un'altra corporazione, acquisivano la possibilità di partecipare alle funzioni spirituali della sociabilità corporativa.

Le attività sociali e opere di carità erano parte determinante della coscienza corporativa. Le taverne (Trinkstuben) e le case delle corporazioni erano i luoghi della comunicazione e della vita sociale. La posizione topografica, il decoro, gli arredi e l'argenteria indicavano il grado di ricchezza e di prestigio sociale di una determinata corporazione. I conviti rituali, le feste e le manifestazioni pubbliche erano finalizzate al rafforzamento della solidarietà tra i membri, oltre che alla rappresentazione dell'identità e dell'unità della corporazione. In occasione di processioni, ricevimenti e visite, come pure nei giorni del giuramento e delle feste di tiro a segno, che favorivano i buoni rapporti in seno alla Conf., le corporazioni si presentavano secondo una gerarchia predefinita, conforme all'età o al rispettivo prestigio. Nel XVI sec. le difficoltà economiche e il declino di varie attività artigianali rafforzarono la tendenza delle corporazioni, peraltro manifesta fin dal tardo ME, a rinchiudersi in se stesse. L'accesso al rango di maestro fu reso più difficoltoso mediante barriere di ordine finanziario e ideologico. I rigorosi criteri relativi alla nascita legittima e alla cosiddetta integrità, applicati severamente a partire dalla Riforma, vietavano l'iscrizione a una corporazione ai figli illegittimi, nati prima o fuori del matrimonio, oppure discendenti da genitori e nonni illegittimi. Un ulteriore e insuperabile ostacolo era costituito dall'esercizio di un mestiere "vile" da parte del padre. A dipendenza della regione e dell'epoca, tali restrizioni interessarono soprattutto i cerusici, i pecorai e i tessitori di lino, oltre che, in genere, i carnefici, gli scorticatori e i becchini. L'appartenenza a una corporazione era preclusa anche ai figli di genitori di confessione diversa e a coloro che non godevano del diritto di cittadinanza, nonché - nelle regioni germanofone - ai romandi. Gli ebrei erano esclusi per principio. Gli stessi criteri valevano anche per le figlie e le donne che entravano in discussione quali potenziali candidate al matrimonio con futuri maestri. A queste misure si aggiungevano gli oneri finanziari legati al passaggio rituale da garzone a maestro (presentazione di un capo d'opera, tassa di adesione, banchetto, vino, eventuali donazioni alla confraternita), che restringevano ulteriormente la cerchia dei membri della corporazione.

Le vedove e le figlie dei maestri godevano di particolari diritti. La vedovanza era considerata una situazione d'eccezione, in cui la donna poteva temporaneamente assumere la direzione della bottega del marito defunto. Dopo un determinato periodo, la vedova doveva però cedere i diritti corporativi a un nuovo marito - a condizione che appartenesse alla medesima corporazione - o al figlio. La normalità era ristabilita nel momento in cui l'attività passava a un nuovo maestro. In Svizzera non esistevano vere e proprie corporazioni femminili, paragonabili a quelle attestate nell'industria tessile a Parigi, Colonia e Nördlingen, dove la formazione delle apprendiste spettava per gran parte alle donne, mentre i loro mariti si occupavano dell'acquisto delle materie prime e dello smercio dei prodotti finiti. Dalla fine del tardo ME, le donne - incluse le figlie dei maestri, che godevano di privilegi - si videro progressivamente vietato l'accesso all'artigianato corporativo. I garzoni si rifiutavano di lavorare insieme alle donne o al servizio di maestri che formavano delle donne e minacciavano di diffamarli o boicottarli. Con questo provvedimento tentarono di impedire che il loro lavoro venisse assegnato alle donne e ad apprendisti a minor costo. La situazione di indubbia concorrenza economica sottintendeva due assunti: la convinzione dell'inferiorità del lavoro femminile e della superiorità del lavoro qualificato dei garzoni, avvalorato dai rituali e dal riconoscimento pubblico e giur., e la difesa dell'onore maschile e delle forme associazionistiche in cui trovava la propria espressione.

L'ascesa al rango di maestro presupponeva il passaggio da apprendista a garzone e da garzone a maestro. Ogni passaggio a un rango superiore era accompagnato da precisi rituali. Con il processo di differenziazione sociale che prese avvio nelle città del tardo ME, le strutture corporative e le condizioni generali dell'attività artigianale mutarono. I garzoni stentavano a trovare un posto di maestro e si videro così preclusa ogni possibilità di ascesa sociale. Se per ragioni economiche cercavano lavoro in una categoria professionale diversa da quella scelta - ad esempio partecipando al raccolto - infrangevano l'onore collettivo dell'artigianato e rischiavano l'espulsione. I maestri dovettero lavorare a domicilio per i commercianti-imprenditori o per i loro colleghi più ricchi. Molti si trasferirono in campagna e operarono fuori delle mura cittadine, tentando di mantenere l'antica clientela a condizioni più vantaggiose. L'abbandono della corporazione li esonerava dai vincoli (guardia e attività itinerante) e dagli oneri finanziari, ma comportava l'esclusione dalla comunità corporativa e la rinuncia alla protezione che essa garantiva. Inoltre, nei pressi delle città a regime corporativo diventavano dei concorrenti illegali ("guasta-mestieri") osteggiati dalle corporazioni.

La polarizzazione fra maestri ricchi e maestri poveri in seno alle corporazioni portò alla formazione di rapporti di dipendenza che si manifestarono nel clientelismo e nella subordinazione agli imprenditori-commercianti. Con la Protoindustrializzazione la produzione di alcuni prodotti - spec. tessili, ma anche di orologeria - venne progressivamente dislocata nelle campagne. A partire dal XVI sec. le corporazioni urbane subirono la concorrenza del sistema dell'industria a domicilio (Verlagssystem; più tardi anche della Manifattura), messo in atto nelle campagne dagli imprenditori, dai commercianti e dai maestri di corporazione. La produzione commissionata a domicilio consentiva di sfuggire alle norme di produzione e ai controlli di qualità imposti dal regolamento corporativo (esposizioni organizzate dalle corporazioni e dall'autorità), e offriva inoltre la possibilità di assumere a minor costo la manodopera qualificata e non qualificata disponibile nelle campagne, formata dai molti uomini, donne e bambini non affiliati a una corporazione. Nel corso del XVIII sec. questa tendenza si consolidò, senza però mettere seriamente in discussione o rinnovare sostanzialmente il sistema corporativo.


XIX secolo


La svolta giunse con la Repubblica elvetica, che nel 1798 proclamò l'abolizione dell'obbligo di iscrizione a una corporazione. Sebbene in materia di commercio e industria rimanessero in vigore restrizioni di polizia, le barriere politico-economiche e protezionistiche che fino allora avevano ostacolato la libertà d'industria furono abrogate. La revoca dei privilegi corporativi e la proclamazione della Libertà di commercio e di industria posero le basi per un moderno ordinamento economico affrancato dai privilegi corporativi. Dopo l'intermezzo dell'Elvetica, tuttavia, nei cant. di Zurigo, Basilea, Sciaffusa e Soletta le corporazioni ripresero il controllo sul commercio; nella Svizzera occidentale, per contro, la libertà d'industria ottenuta durante la Rivoluzione elvetica rimase per lo più inviolata. Con la Restaurazione del 1815 il sistema corporativo fu ricostituito nella maggior parte dei cant., il potere politico delle corporazioni non venne però ripristinato. L'influenza politico-economica delle corporazioni cessò soltanto con l'introduzione delle modifiche costituzionali degli anni 1830-40: così nei cant. Sciaffusa (1831/34), Basilea Campagna (1832), Soletta (1834) e Zurigo (1830/37), mentre nella città di Basilea essa finì solo dopo il generale riconoscimento della libertà associazionistica e la piena affermazione della libertà di commercio e industria nella Costituzione fed. del 1874.

Le corporazioni sopravvissero in parte sotto forma di Associazioni ricreative con fini sociali o come prestigiosi club con un ruolo sociale di rilievo, come illustra ad esempio il corteo del Sechseläuten a Zurigo. L'abolizione del sistema corporativo consentì agli imprenditori dei villaggi e delle città di campagna di conseguire fama e fortuna soprattutto nell'industria tessile. Il rovescio della medaglia fu però l'impoverimento degli operai nel gioco tra offerta e domanda. A differenza di quanto avveniva con il Verlagssystem, la riduzione salariale non colpiva più solo i filatori e i tessitori delle campagne. La formazione artigiana degli apprendisti (Formazione professionale), che fino ad allora era uno dei principali compiti delle corporazioni, fu affidata alle neocostituite scuole di arti e mestieri; di fatto, però, l'apprendistato di molti artigiani continuò a svolgersi in aziende artigiane e industriali. A partire dalla seconda metà del XIX sec. le nuove ass. professionali cittadine e cant., l'Unione svizzera delle arti e mestieri (1879) e altre istituzioni si fecero carico degli interessi degli artigiani e li rappresentarono sul piano politico.






CORPORATIVISMO REAZIONARIO E PROGRESSISTA


Corporativismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

https://it.wikipedia.org/wiki/Corporativismo



Il corporativismo, noto anche come corporatismo, è una forma di organizzazione sociopolitica della società sotto forma di gruppi di interesse noti come corporazioni distinti per settore. Esso si fonda in teoria sull'interpretazione organicista della società.


Etimologia


Il termine corporatismo deriva dalla radice latina corpus (plural corpora) che significa corpo: esso rende l'analogia con il rapporto biologico tra le varie membra del corpo fisico.

Un'interazione sociale di stampo corporativo è, in effetti, comune nei gruppi parentelari come le famiglie, i clan e i gruppi etnici. Oltre agli uomini anche alcune specie animali, come i pinguini, manifestano un forte comportamento sociale corporativo.


Storia


Nel 1881 papa Leone XIII commissionò a teologi e pensatori uno studio del corporativismo al fine di darne una definizione. Nel 1884, a Friburgo, la commissione dichiarò il corporativismo "un sistema di organizzazione sociale che ha come fondamento il raggruppamento degli uomini in comunità fondate sui loro interessi e sulle loro funzioni sociali. Tali gruppi, in quanto veri e propri organi di Stato, dirigono e coordinano il lavoro e il capitale per quanto riguarda l'interesse collettivo".

Forme di organizzazione corporativa sono diffuse in varie ideologie, come l'assolutismo, il capitalismo, il conservatorismo, il fascismo, il liberalismo, il progressismo e il reazionismo.

Il corporativismo è correlato al concetto sociologico di funzionalismo strutturale. Il termine può anche riferirsi al trispartismo economico, fondato sulle negoziazioni fra gruppi di interesse imprenditoriali, di lavoratori e stato per definire le politiche economiche. In tale contesto viene spesso definito come "neocorporativismo", spesso associato alla socialdemocrazia.


Questo in estrema sintesi..in realtà il quadro è molto esteso e la letteratura teorica tecnica sterminata in quanto a fonti testuali.

Specialmente in lingua francese esistono testi validamente elaborati che illustrano la nascita e lo scorrimento temporale ed evolutivo delle corporazioni nei vari loro aspetti politici, auto-amministrativi ed economici.

Possiamo individuare in Mihail Manoilescu il teorizzatore più ardito ed organico del Corporativismo

nei regimi a partito unico.

E' di  grande interesse leggere "IL SECOLO DEL CORPORATIVISMO", la sua opera principale per via dell'approccio finalistico particolare che l'autore ha con questo sistema di organizzazione della società e della rappresentanza.

Nella sua visione "profetica", smentita dal successivo sviluppo storico, la missione dei regimi fascistici consisteva nell'instaurazione di un corporativismo totalitario che avrebbe soppiantato e giustificato l'avvento di un sistema politico imperniato su di un partito unico.

Questa idea sembra ripresa "tel quel" dall'ideologia escatologica marxiana dove si prospetta una fase dittatoriale - autoritarismo - a cui seguirebbe una società ultima ideale e non oppressiva - totalitarismo eudemonistico.

RIFLESSIONE ANTROPOLOGICA E STORICA:

La rapprersentanza partitica se viene ad essere abolita può produre due possibili alternative:


A) rapprentanza generalistica su base nominale ossia il candidato si presente  in una veste che ricorda quella di un indipendente in un sistema partitistico/partitocratico. Quest'impostazione svilupperà una superfetazione del clientelismo che sarà ancor meno decifrabile e controllabile nelle dinamiche di scambio.


B) rappresentanza DIRETTA organizzata e sostanziata tramite il veicolo della libera corporazione che esautora l'intermediazione effettuata da un ceto parassitario e molto spesso incompetente riguardo le necessità olistiche e settoriali di ogni ordine lavorativo.


 Il sistema di rappresentanza partitica è non solo crogiuolo di pratiche poco limpide di compromesso ma oggi è un  vero e proprio "Trojan" mirante alla mutilazione e alla teatrale simulazione di una decisionalità nazionale autentica cioè mirante alla salvaguardfia dei possibili obbiettivi comuni della collettività.

Il capitalismo estero si avvale di un'indeterminata mediazione per conseguire tramite l'intrinseca debolezza della rappresentanza e della derivante fiacca sintesi governativa l' esautorazione dell'indipendenza del parlamento.


IL CORPORATIVISMO ELVETICO

PRIMA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


Una descrizione sintetica ma tipicamente ed elveticamente obbiettiva:


https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/009931/2007-08-06/


SUL PLURALISMO


La soppressione della rappresentanza partitica ingenera in molti liberal-democratici la sensazione-preoccupazione che si vada a colpire il sistema di espressione pluralistico delle opinioni.

Quasto aspetto merita una riflessione.

La dimensione culturale europea si connota a partire dalla fine del basso medioevo per una progressiva messa in dubbio del valore assoluto di principi un tempo ritenuti onnicomprensivi nella sfera filosofica, religiosa, scientifica e politica.

Come spiega sapientemente Emanuele Severino erompe il relativismo analitico e gnoseologico.

Questo rovesciamento proceduralmente inesorabile determina la coesistenza di diverse visioni del mondo sia umano che altrocheumano.

Abbiamo una forma culturale specifica dell'Europa che si sostanzia in una proliferazioni di pluralità alternative sul piano della conoscenza e coscienza.

Questo equivale a dire cionondipiù che il pluralismo dei filoni ideologici diviene la realtà normale e caratteristica della nostra cultura che circolarmente ripropone esasperata la situazione che esisteva nella dimensione culturale e civile dell'antica Grecia.

Di fatto questo pluralismo si esprime in movimenti variamente e più o meno estesamente organizzati nel tessuto sociale del continente.

Questi movimenti sul piano ideologico per trovare un riscontro dinamico utile alla realizzazioni dei loro scopi hanno adottato come mezzo la forma partitica offerta loro come unico veicolo di espressione pratico-realizzativa nella concezione democratica della lotta politica.

Nella situazione che si è instaurata dopo la fine del comunismo in tutto l'occidente l'ideologia liberal-democratica non ha più  un antagonista che la voglia  sopprimere.

Essendo rimasta senza minacce e contestazione "di metodo" questa forma di cultura civile conosce solo diverse letture: liberal-nazionalismo, liberal-cattolicismo, liberal-socialismo, liberal-protestantesimo, liberal-ecologismo e via andare.

La ncessità di uno scontro partitico di questi movimenti perpetua la situazione antecedente..la democrazia liberale e il capitalismo con cui è strettamente coniugata non necessitano di un'espressione militante che giustifichi il permanere di questa forma istituzionalizzata di lotta politico-ideologica.

La libertà occidentale si deve rinnovare se vuole proseguire il suo cammino..

I partiti non le sono più necessari tecnicamente. Il sistema della rappresentanza libero-corporativa enfatizza la parlamentarizzazione, cioè le scelte condivise, creando, prima della presenza qualificata di deputati veramente preparati nell'affermare e realizzare i  diritti e gl' interessi di ogni segmento sociale nel parlamento nazionale, cantonale e municipale, un'assemblea permanente ed auto governativa nella stessa sfera ORGANIZZATA del predetto segmento sociale.

E' pertanto logico che i movimenti summenzionati potranno svolgere la loro funzione dialogica nell'ambito della seduzione che saranno capaci di determinare nel singolo appartenente a ogni possibile segmento funzionale collettivo della società.

Le  libere corporazioni essendo non chiuse, ereditarie ed esclusive come erano le corporazioni d'antan ma viceversa permeabili ed aperte non si costituiscono come veicolo alternativo e costrittivo della libera opinione e del libero scontro-incontro d'interessi e pertanto la sfera dell' azione politica dei movimenti resta invariata. Un classico esempio in Italia che presenta una qualche anologia con la situazione che si verrà a creare è costituito dal Partito Radicale la cui fisionomia è più assimilabile a quella di un movimento che ad un partito..e pertanto influente nella sfera politica in misura maggiore rispetto al consenso elettorale che riscuote come partito. Al momento in cui scriviamo non possiede una rappresentanza parlamentare ma svolge il suo ruolo ugualmente di avanguardia d' istanze civili di ambito progressista.